Diverse cose di cui parlare, oggi. Innanzitutto questa e’ stata la giornata della nuova creatura di Apple. Il famoso tablet del quale ormai tutti parlavano e di cui ormai quasi tutto si sapeva e’ stato finalmente annunciato. Confermati i principali rumors che si sono diffusi a macchia d’olio negli ultimi giorni: schermo da 9.7 pollici interamente multi-touch, possibilita’ di scaricare e-books, giornali e riviste da una nuova apposita sezione dell’iTunes store, batteria a lunghissima durata (dichiarate 10 ore di uso intensivo ininterrotto ed un mese di standby). L’iPad sara’ disponibile in una doppia versione WiFi/WiFi+3G, con quest’ultima dotata di GPS, con tagli da 16, 32 o 64GB di memoria.

Il dispositivo e’ essenzialmente un gadget, su questo non ci piove. Soprattutto per il fatto che la limitata memoria e la necessita’ di essere sincronizzato via iTunes gli impediscono di essere un media-centre collegabili, wireless o via cavo, ad altri apparati della casa come stereo o televisioni/proiettori. Ma devo ammettere che l’iPad riscontra comunque appieno il mio gradimento. Appurato infatti quello che e’ il mio tipico uso del laptop in ambito domestico, ovvero controllare le email, pianificare cose e navigare allegramente per la rete, un tablet come questo, grande il giusto, veloce ed elegante, me lo gusterei appieno. Anche in viaggio l’iPad puo’ avere il suo perche’, soprattutto per via degli imminenti Keynote e Pages e la possibilita’ di collegarlo ad un’uscita VGA/DVI. Per quanto condivida i problemi classici dei netbook: se devo viaggiare necessariamente con una borsa, perche’ non mettere al suo interno un laptop completo piuttosto che un suo surrogato? Detto cio’, una possibilita’ che ritengo potenzialmente molto interessante e sulla quale il keynote di Jobs e soci non si e’ soffermata e’ l’utilizzo dell’iPad all’interno di un autovettura. Nella versione 3G il dispositivo e’ provvisto di GPS. Sarebbe quindi possibile agganciarlo al cruscotto e farlo diventare il cuore tecnologico dell’automobile, passando la musica/podcast all’autoradio via Bluetooth/cavo e sfruttando i quasi 10 pollici di schermo per funzioni di navigazione assistita. Arricchendo al tempo stesso l’estetica dell’automobile con qualcosa di molto piu’ elegante che non i classici navigatori appiccicati con una ventosa al vetro e con cavi sparpagliati ovunque. Vedremo un po’ cosa i produttori di terze parti saranno in grado di offrirci.
Saltando di palo in frasca, il mio supervisor (piu’ impegnato del sottoscritto nel ricercarmi un post-doc) (cosa che forse dovrebbe farmi riflettere) (o piu’ presumibilmente farmi preoccupare) mi ha segnalato via e-mail un progetto recentemente lanciato e chiamato sFly (Swarm of Micro Flying Robots). Una descrizione abbastanza dettagliata del progetto (copia/incollata dall’apposita pagina del wiki ufficiale) potete trovarla qui di seguito:
Autonomous micro helicopters are about to play major roles in tasks like reconnaissance for search and rescue, environment monitoring, security surveillance, inspection, law enforcement, etc. The ability to fly allows easily avoiding obstacles on the ground and to have an excellent bird’s eye view. Therefore flying robots are the logical heir of ground based mobile robots. Their navigational and hovering advantages make them the ideal platform for exploration, mapping and monitoring tasks. If they are further realized in small scale, they can also be used in narrow out- and indoor environment and they represent only a limited risk for the environment and people living in it. However, for such operations today’s systems navigating on GPS information only are not sufficient any more. Fully autonomous operation in cities or other dense environments requires the micro helicopter to fly at low altitude or indoors where GPS signals are often shadowed and to actively explore unknown environments while avoiding collisions and creating maps. This involves a number of challenges on all levels of helicopter design, perception, actuation, control, navigation and power supply that have yet to be solved. Our S&T endeavor proposed in this project will therefore focus on micro helicopter design, visual 3D mapping and navigation, low power communication including range estimation and multi-robot control under environmental constraints. It shall lead to novel micro flying robots that are:
- Inherently safe due to very low weight (< 500g) and appropriate propeller design;
- capable of vision-based fully autonomous navigation and mapping;
- capable of coordinated flight in small swarms in constrained and dense environments.
Il sito non e’ particolarmente ricco di informazioni e non si trovano al suo interno pubblicazioni di alcun tipo. Ci sono comunque alcuni filmati che mostrano in azione uno dei prototipi sviluppati dal consorzio che sta portando avanti il progetto. Uno di questi lo includo in questo post. Gli altri potete trovarli agevolmente sul canale YouTube di sFly. Vi aggiornero’ appena riusciro’ a recuperare qualche informazione piu’ approfondita sul lavoro che stanno portando avanti.
In conclusione, sarete forse (o forse no) contenti di sapere che ho finalmente risolto i miei problemi riguardanti l’inclusione di bibliografia (importata da file .bib) in documenti LaTeX. I tutorial ai quali stavo facendo riferimento mi davano in sostanza informazioni sbagliate. Pare che se si voglia includere un file .bib non ci sia da fare altro che utilizzare il tag \bibliography{nomefilebib} ed associarci poi uno stile con \bibliographystyle{nomestile}. Niente bisogno dei vari \begin{thebibliography}{99} eccetera, in sostanza. Il ringraziamento per avermi fatto luce sulla questione va principalmente a questo ottimo documento.