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Some other old good stuff

Fabio Ruini’s blog

Because Italians do it better! What the f**k? Ehm… the blogs, I mean… obviously! :-/

Archivio per la 'UAV, UCAV and MAV' Categoria

Pseudo holidays – day #5

L’idea era che fosse meglio cercare di levarsi il dente il prima possibile. In realta’ non sono riuscito a finire il lavoro, che mi trascinero’ almeno fino a domani, ma ho comunque fatto ottimi progressi. Il lavoro in questione e’ il poster per TAROS 2010, conferenza che si terra’ a Plymouth la prossima settimana ed alla quale partecipero’ non di persona, ma appunto con un poster relativo al paper che avevo sottomesso a suo tempo. So che siete estremamente curiosi di vedere il prodotto della mia vena artistica. Cosi’ vi accontento, mostrando qui sotto il draft del poster.

Ruini, F., and Cangelosi, A. - Poster for TAROS 2010 (draft)

Maths at work

Dopo un’intera giornata (quella di ieri) passata per l’ennesima volta di fronte a carta e penna, calcolando seni e coseni e debuggando a mano i risultati restituiti dalle mie nuove funzioni per la navigazione dei MAV, oggi e’ stata finalmente la volta buona. Al terzo test sul campo i miei MAVs hanno infatti iniziato a fare esattamente quello che mi aspettavo da loro. Il leader vola bello beato e preciso (in maniera invero molto piu’ precisa rispetto a quanto mi sarei aspettato) tra i due waypoint prefissati (vedi log sotto), mentre il follower comunica a meraviglia (anche fin troppo bene, in quanto mi aspettavo un range di comunicazione decisamente piu’ ristretto) con il leader e lo segue come un’ombra.

leader_path

Gli esperti di hardware devono ancora implementarmi la funzione per la modifica della velocita’ di crociera, quindi i due MAV rimangono ancora un po’ distanti tra di loro. Ma questo e’ un problema secondario. L’importante e’ avere ora tutto l’ambaradan funzionante per iniziare a studiare comportamenti di flocking piu’ complessi.

Momento clou della giornata quando proviamo a far atterrare il leader per vedere come si comporta il follower in sua assenza (il codice che ho scritto dovrebbe farlo ruotare attorno ad un certo “waiting point” in attesa di ricevere informazioni dal leader). Nel giro di un paio di minuti, ci troviamo il leader a terra nella zona prefissata ed il follower che, a mo di avvoltoio, continua a girare inquietante sulla sua testa. Fino a quando non stacchiamo l’alimentazione al leader ed il follower, trascorso qualche secondo, se ne va verso il suo waiting point. Lovely.

Test fiammanti

Il Signore (quello con la S maiuscola) l’aveva detto. Di domenica si riposa. Ergo non si lavora. Ci sara’ un motivo se quel saggio personaggio (rima veramente infausta, ma in questo momento non riesco a trovare un sinonimo adeguato per “personaggio”) aveva deciso in tal modo. E, lo si dovrebbe sapere, a persone di quel calibro e’ solitamente meglio obbedire. Senza neanche stare tanto a discutere. Se non altro perche’ sono capaci di ritorsioni in grande stile. Anche senza bisogno di impegnarsi tanto come quando decise di allagare il mondo conosciuto, oppure di aprire le acque del Mar Rosso, l’onnipresente puo’ combinare qualunque cosa con il semplice schiocco di un paio dita. Come, ad esempio, bruciare (letteralmente) uno degli aeroplanini con i quali tu, oltraggioso miscredente, stai lavorando. Di domenica mattina. Cosi’ impari. E la settimana prossima, di domenica, se anche non te ne vuoi proprio andare a Messa, perlomeno te ne rimani a letto ad oziare.

Flight test

Chiusa la parentesi blasfema di apertura post, confermo che durante la sessione straordinaria di test che si e’ tenuta questa mattina (a proposito, avrei un bel po’ di foto da pubblicare, ma sono stato caldamente invitato a non farlo) (aggiungo, per quanto sia scontato dirlo, che non e’ stato il sottoscritto ad avere l’idea di andare a far volare gli aeroplanini la domenica, di prima mattina) uno dei nostri MAVs e’ finito avvolto dalle fiamme. Nessuna maledizione divina, pero’, almeno all’apparenza. Semplicemente il buon Severin (che possiamo pero’ anche definire “l’ingegneraccio tedesco”, il che suona molto piu’ professionale/fantozziano) nel collegare di sfuggita una batteria ha invertito inavvertitamente i due cavi di alimentazione, provocando il disastro. Che, ad ogni modo, riparera’ lui stesso. In sostanza ha vinto qualche ora di lavoro in piu’. Mi dispiace per lui, ma ammetto che sentirlo bestemmiare in tedesco con accento francese sia stata comunque una splendida esperienza.

Per la cronaca, i test dei miei controller sono andati leggermente meglio rispetto alla volta scorsa, ma permangono problemi (che presumo essere di natura prettamente trigonometrica) in sottofondo. Ho comunque raccolto qualche MB di files di log ed ora dovrei avere tutto quanto a disposizione per poter effettuare un bel debug ed eventualmente riscrivere ex-novo le funzioni per l’aggiustamento dell’heading dei MAVs a seconda della direzione di volo desiderata. Domani si procedera’, con tutta la dovuta calma, a risolvere una volta per tutte il problema.

Nel frattempo mettiamo in cascina la lezione del giorno. Rosso con rosso, nero con nero.

Esperimenti sul campo

Ci e’ voluto un po’ piu’ del previsto, ma finalmente il gran giorno e’ arrivato. Nel pomeriggio (dopo aver mancato l’appuntamento originariamente previsto per le 8 di questa mattina causa solito rapporto decisamente conflittuale con la sveglia ed eccessivamente affettuoso con la branda) sono andato con gli altri ragazzi del laboratorio al campo di test per mettere in aria i MAVs guidati dai miei controller autonomi. Ovviamente non si poteva pretendere che tutto funzionasse alla perfezione gia’ al primo colpo. E cosi’, di fatti, non e’ stato. Ma i risultati sono comunque incoraggianti.

Pilot crew briefing before a mission

I test sono stati svolti con un solo aereo, quello che nella dinamica di flocking dovrebbe assumere il ruolo di leader e che aveva il compito di navigare verso un waypoint fissato in termini di coordinate GPS (per chi fosse curioso a riguardo, si trattava del punto di latitudine 466257091 e longitudine 65973049). E poi, presumibilmente, tornare indietro per poi spostarsi nuovamente sul waypoint e cosi’ via, generando una sorta di figura “a 8″ (non credo si tratti del termine tecnico piu’ corretto, ma serve per farci capire). I primi due tentativi sono andati completamente a vuoto con il MAV a volare dritto che piu’ dritto non si poteva, fregandosene nella maniera piu’ assoluta di quello che avrebbe dovuto fare. Il primo a causa di una conversione (gradi->radianti) di troppo che avevo nel mio codice, il secondo perche’ pensavo di aver risolto la questione, ma cosi’ in realta’ non era. Al terzo tentativo l’aereo ha iniziato a capire un po’ quello che doveva fare, ma l’intensita’ delle sterzate generate dal mio software era decisamente troppo leggera (circa un’ordine di grandezza inferiore rispetto a quella ottimale) per generare il comportamento desiderato.

Il solo svolgere questi tre semplici test ha portato via due orette abbondanti. E questo e’ lo scotto da pagare per il fatto di lavorare nel campo della robotica aerea. Ho comunque raccolto una bella massa di dati (ho un paio di logfiles registrati dal MAV di circa 3MB ciascuno) che ora Matlab si divertira’ ad analizzare per vedere se i valori raccolti dai sensori dell’aereo sono quelli che mi aspettavo e sui quali ho basato il mio simulatore. Domani cerchero’ di risistemare il codice e fare un po’ di debug sulla base dei dati di log registrati. Alla prossima uscita potremmo (condizionale d’obbligo) gia’ vedere l’aereo manovrare per aria in maniera sensata.

Switching gear

Forse e’ una sorta di crisi di rigetto post-trauma esistenziale di ieri. Forse no. Non lo so. Fatto sta che da ieri sera ho una gran voglia di lavorare. Proprio tanta. E tanta voglia di tirar fuori qualcosa con coglioni e controcoglioni. Motivo per cui, a partire da oggi, in laboratorio si accelerano i ritmi. Dopo un po’ di burocrazia e studio di un po’ di paper in mattinata, c’e’ stato un meeting pomeridiano con i supervisor locali al termine del quale sono entrato in possesso di un “mio” swinglet. Sul quale (tramite un percorso un po’ contorto: dongle wi-fi esterno collegato via USB al mio computer e fatto riconoscere alla macchina virtuale Linux sulla quale girano drivers modificati appositamente per questo dongle) ho caricato un po’ di codice scritto prima di partire per Barcellona e che da domani si iniziera’ a debuggare nei minimi dettagli. Venerdi’ pomeriggio, tempo permettendo, si andranno a fare invece i primi test dei miei controller sul campo.

senseFly swinglet

Per quanto riguarda l’ormai classico angolo di letteratura (scientifica), segnalo un ottimo paper che ho trovato oggi pomeriggio e che, chissa’ perche’, fino a questo momento ci era completamente sfuggito. Lo trovate qui sotto. Titolo ed abstract dovrebbero gia’ di per se darvi un’idea di quanto sia attinente con il lavoro che stiamo portando avanti qui a Losanna.

Infine, sempre per stare in tema di boids, segnalo questo link, dal quale e’ possibile scaricare codice C++ molto ben fatto e che implementa, in maniera semplice, lineare, efficiente, ma soprattutto fedele, il modello di Reynolds. Un ottimo modo per integrare il paper originale di Reynolds, latitante di dettagli tecnici. Nel caso aveste tempo/voglia di smanettarci un po’ sopra… buon divertimento!

One down, one more to go

Partiti. Nella maniera piu’ traumatica possibile, ma WCCI 2010 e’ ufficialmente iniziata. Dopo aver dormito la bellezza di tre ore e mezza (tutto questo dopo un pomeriggio speso in viaggio) causa arrivo in ritardo a Barcelona e lavoro fino a notte inoltrata per finire le slides della mia presentazione, questa mattina alle ore 8.30 precise, un sottoscritto tirato a lucido (e fottutamente assonnato) ha ritirato il suo badge e tenuto il suo talk.

WCCI 2010 - Badge and bag for delegates

Talk che in verita’ e’ iniziato verso le 8.40, causa scomparsa del chair della sessione (quando si dice che il buongiorno si vede dal mattino…). 20 minuti + 5 teoricamente a mia disposizione, che sono poi diventati un buon 25 + 10 grazie alla mole delle slides prodotte ed alle molte domande che mi sono state rivolte dalla platea. I modelli di flocking, vuoi per l’innovativita’, vuoi perche’ relativamente semplici da comprendere, suscitano sempre l’interesse degli osservatori. Al punto che sono addirittura riuscito nel miracolo di ricevere una domanda da parte di un cinese presente in platea. Commozione.

Ruini, Cangelosi, Fontanari and Perlovsky - cover page of the presentation held during CISDA 2010

Stupidate a parte, sono rimasto molto molto soddisfatto da come ho tenuto il talk. Parlato a ruota libera, senza la minima esitazione, per tutto il tempo a mia disposizione, saltellando da una parte all’altra della stanza e tenendo il pubblico ben focalizzato (per lo meno per quella che e’ stata la mia impressione in real time) sulla mia presentazione. Avevo perso un po’ di confidenza dopo le ultime presentazioni che avevo fatto e dove non mi ero piaciuto troppo, ma ora, nonostante il poco allenamento, direi che anche in questi frangenti so ancora come cavarmela.

Al pomeriggio niente conferenza. Nonostante la stanchezza ne ho approfittato per un giretto nei dintorni dell’hotel, con visita alla cattedrale di Santa Eulalia e passeggiata lungo la Rambla, per poi rientrare in albergo e riposarmi un pochino con un passaggio veloce per la piscina dell’hotel ed un po’ di poker on line. In serata, per festeggiare, doverosa una mangiata a base di pesce. La scelta e’ ricaduta su un ristorantino di Barceloneta del quale gia’ mi sono scordato il nome. Ottimi gli antipasti (cocktail di gamberetti e polipo alla galena), non eccezionale ma comunque valida la paella di pesce scelta come pasto principale (per quanto sia io che il mio supervisor fossimo stesi gia’ dopo gli antipasti). Il tutto rigorosamente annaffiato da birretta e sangria. So che non ricordandomi il nome del posto queste informazioni sono pressoche’ inutili, ma sono sicuro non vi formalizzerete per una leggerezza di questo genere.

Paella

Domani si inizia con la conferenza vista dagli occhi dello spettatore. Giovedi’ secondo round di presentazione, e poi sabato si ritornera’ (forse solo di sfuggita) a Losanna. Ad ogni modo, un passo per volta…

Come i programmatori di una volta

Ricordo ancora quei giorni come fossero ieri. Sono tra i pochi ricordi nitidi che ho dei tempi delle superiori. 26 (o giu’ di li’) studenti accampati in uno dei laboratori di informatica. Seduti in maniera ordinata lungo i banchi che in piu’ file scorrevano al centro della stanza e circondati da cassoni ronzanti, spinti dai primi processori Pentium, collegati ai loro rigorosi monitor CRT da 14 o 15 pollici e soprattutto connessi attraverso una bella rete a bus (l’Ethernet ancora doveva affermarsi, mentre il Wi-Fi era un miraggio). Curioso se pensiamo che questi ricordi risalgono soltanto a poco piu’ di 10 anni fa.

A secretary operating an old computer

26 studenti in una stanza, dicevo. Pronti per il tradizionale (uno ogni due/tre settimane ci toccava) compito in classe di informatica. Che pero’ si svolgeva con modalita’ anni ‘70. Vietato utilizzare i computer. In compenso plichi formato famiglia di fogli a protocollo a disposizione di tutti. I primi quindici/venti minuti passavano con la professoressa che dettava le specifiche. Che erano sempre qualcosa di improponibile. Il resto delle due ore (talvolta tre) lo si passava invece con la testa chinata sul banco, scrivendo (letteralmente) codice fino all’ultimo secondo disponibile. Codice che doveva essere corretto al 100% (ogni errore di sintassi un punto in meno, figurarsi quelli concettuali) ed anche indentato alla perfezione. In maniera tale che, quando ci si trovava ad avere a che fare con tre o quattro cicli annidati, una pagina ti partiva solo per scrivere un paio di istruzioni. Ma la parte piu’ divertente era ovviamente il debug. Matita e gomma. E via a provare decine combinazioni dei parametri piu’ implausibili per verificare che tutto funzionasse a dovere. Ovviamente, quando all’ultimo anno sono entrati in gioco i puntatori, le fasi di debug si sono trasformate in una sorta di seduta spiritica.

Perche’ questo lungo incipit? Semplicemente perche’ oggi ho passato un giorno come quelli descritti qui sopra. Non perche’ fossi impegnato con qualche esame o compito in classe, ma piuttosto perche’ ho iniziato a scrivere il codice da caricare sullo swinglet per i primi esperimenti di flocking. E’ una sensazione strana, dopo essersi abituati a lavorare sempre e solo in simulazione, quella di digitare istruzioni che non si possono compilare sulla propria. E tantomeno debuggare. Si procede un po’ alla cieca, prestando enorme attenzione ad ogni passaggio e sperando che non ci sia dimenticati niente. E per quanto riguarda il debug? Beh, sono tornate fuori la gomma e la matita…

An Incremental Approach to the Evolutionary Design of Autonomous Controllers for Micro-unmanned Aerial Vehicles

Altra fatica letteraria conclusa, come sempre durante il weekend. Ma siccome le modifiche da apportare che sono state suggerite dai reviewers erano questa volto molto contenute, il processo di revisione del mio paper per TAROS 2010 e’ durato relativamente poco. Al punto che (dopo appena due mesi di permanenza a Losanna…) sono finalmente riuscito a dedicarmi ad un paio d’ore di tintarella in riva al lago. Caldo bestiale, ma ne e’ valsa decisamente la pena. Riuscire a far diventare un’abitudine questa di passare la settimana al lavoro e poi spaparanzarmi in spiaggia durante il weekend sarebbe qualcosa di davvero notevole. Ma so gia’ che la cosa non si ripetera’ oltre che un paio di volte ancora.

Evolution (look behind, there are monkeys!)

Ad ogni modo, bando alle ciance. Lascio la parola al mio paper, che potete scaricare in versione camera ready dal link qui sotto. Buona lettura.

Estendendo (possibilmente) il mio PhD

Mentre ancora tutto tace sul fronte ESA, un sacco di cose sembrano muoversi invece in quel di Plymouth. In primo luogo perche’ il paper che avevo sottomesso a suo tempo per TAROS 2010 e’ stato accettato, anche se soltanto per una poster presentation. Non ho di che lamentarmi dato che il paper non era obiettivamente di alta qualita’ e finira’ comunque sui proceedings. Adesso, entro un paio di settimane, dovro’ preparare la versione camera ready. In secondo luogo, un amico mi ha informato sul fatto che proprio nella ridente capitale del Devon si terra’ a breve una summer school interessante per chiunque si occupi di machine learning: ISSPR – International Summer School on Pattern Recognition. Infine, a tener ravvivata l’atmosfera e’ anche il mio supervisor che mi ha comunicato via mail come i lor signori americani che mi pagano il PhD siano disposti ad estendere la mia borsa per ulteriori sei mesi. A patto che si presenti loro un progetto relativo al lavoro da svolgere durante questi ulteriori sei mesi. Detto, fatto. Armato di carta e penna (o, meglio, Word e tastiera) oggi pomeriggio ho scritto il proposal. Nel caso potesse interessarmi, lo trovate qui sotto.

Project proposal

Project overview

Flocking, defined as ‘the collective motion of a large number of self-propelled entities’ [1] is a phenomena commonly observed in nature among birds and other animals (though it tends to be called in different ways according to the animals involved into it: swarming for insects, herding for quadrupeds, schooling for fish, etc.). Flocking behaviours are beneficial from both an individual and a group perspective. Among the most obvious advantages driving an individual to join a group of conspecifics we can mention the protection a flock (as well as a herd, or a school) offers against potential menaces (mostly predators, though someone may argue that being inside a flock increases the likelihood of being detected by a predator) [2], and the energy saving all the flock members can benefit from because of the less air resistance they will encounter during their flight [3]. Some older studies, e.g. [4], also introduced the so-called ‘many wrongs’ principle, suggesting that flying inside a flock during long migrations could improve the navigation efficiency for all the individuals (more recently proven true in [5], assuming that the size of the flock is large enough). As demonstrated for example in [6], as well as in a number of researches carried out within the relatively new field of swarm robotics, robots also can benefit from the adoption of flocking principles when involved in a collective navigation task. These properties might turn particularly useful in aerial robotics, specifically in the domain of MUAVs (Micro-Unmanned Aerial Vehicles) [7]. For this specific realm, the biggest advantages are two: energy saving (thus allowing for a longer flight duration) and easiness from a control point of view.

How a flock really works in nature is still unclear. An agreement has yet to be reached within the scientific community when it comes to answer some basic questions, as whether animal flocks rely on one or more ‘leaders’ (and the flock members just synchronise their movements with those of the leader) or the individuals must all be considered egalitarian peers that generate an overall flocking behaviour as the casual result emerging from the execution of a set of individually-motivated actions. Recent studies focused on pigeons homing behaviours [8] have demonstrated how these birds elect, from time to time, a different set of leaders to imitate in their navigation behaviours. The leaders tend to be those with the best skills in individual navigation. This view seems to be in contrast with the trend emerged from the research carried out in robotics/computer science, as well as in physics, during the last few decades. The studies on this field, heavily influenced by the pioneeristic work by Reynolds [9], have been looking at flocking behaviours as complex high-level phenomena emerging from the simple lower-level interactions among the single individuals composing the flock. This view is not necessarily incongruent with the fact of having a leader, but a common assumption in most of these works (see for example [10) is about all the flock/swarm members being on the same hierarchic level. To recognize that animals flocks indeed rely on the presence of individuals hierarchically higher than others opens the road for a all new set of models that can be built in order to improve our understanding of flocking behaviours.

Experiments on group behaviours are common in the literature about ground-based robots (see among others [11] and [12]), but still in their infancy for what concerns aerial robotics. One of the very few application of flocking principles on physical flying robots consists in the work described in [13], with some testing performed on real blimps, though focused on a ‘particular’ topic, which is the so-called secondary swarming.

The project we propose herein aims to further improve the results recently obtained through an innovative approach by Ruini et al. [14], who have recently been able to design and successfully test on real MUAVs an intelligent flocking algorithm. The work will be carried out in simulation, using the same computer model developed by Ruini for the original work. The simulator – written on C++ and relying on multi-platform open-source libraries – is based upon the senseFly’s swinglet MUAV [15], a lightweight fixed-wing aircraft characterised by an 80 cm wingspan, an overall weight of less than 500 g, and propelled by an electric motor which allows the robot to fly at [30;50] km/h for up to 60 minutes.

Among the number of aspects that could potentially be tackled using the software simulator, the project will mainly focus on two aspects:

  • implementation of a (neuro)evolutionary approach in order to improve some aspects of the previously developed flocking algorithm;
  • identification of new metrics for the evaluation of the flocking behaviour.

The flocking algorithm can potentially be improved in many different ways, making it more plausible from a biological point of view and, at the same time, more efficient performance-wise. In [14], for example, the MUAVs members of a certain team share among them information about their absolute position using explicit communication (through a wireless data link). This information is used to compute various statistics (i.e., the average heading of the flock, the centre of mass, etc.), employed in turn to determine the course of action to undertake. A neural network-based controller can be trained or evolved in order to extract the same information based on local readings (following the approach outlined in [16], where swarming is obtained without the use of positioning information), thus reducing the need for exchanging information and performing complex mathematical calculations not particularly plausible from a biological perspective.

Another interesting potential improvement consists in optimising (through evolutionary methodologies) the manoeuvres that implement the flocking behaviour. In [14], aspects as heading alignment, velocity matching, and convergence toward the centre of the flock are all algorithmically managed. The proposed solutions for each of these problems have demonstrated to be working, but they are not necessarily the most optimised ones. Better solutions can be identified relying on artificial evolution.

At the same time, identifying an appropriate set of metrics for evaluating flocking behaviours (since those found across the literature tends to be not of general usage, but rather specific for the purposes of the single studies) could help to identify other areas for potential improvements, as well as provide the entire field with a general purpose valuable contribute.

The project might also involve collaboration with the Laboratory of Intelligent Systems (LIS) at the Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL), Switzerland. Relying on the fleet of MUAVs available there the investigator could potentially spend a few weeks in Lausanne testing on physical robotics platforms the controllers developed in simulation.

References

[1] O’Loan, O.J., and Evans, M.R. (1999). Alternating steady state in one-dimensional flocking. Journal of Physics A: Math. Gen., vol. 32(8), pp. L99-L105.
[2] Lebar Bajec, I., and Heppner, F.H. (2009). Organized flight in birds. Animal Behaviour, vol. 78(4), pp. 777-789.
[3] Weimerskirch, H., Martin, J., Clerquin, Y., Alexandre, P., and Jiraskova, S. (2001). Energy saving in flight formation. Nature, vol. 413, pp. 697-698.
[4] Bergman, G., and Donner, K. (1964). An analysis of the spring migration of the common scoter and the long-tailed duck in southern Finland. Acta Zoologica Fennica, vol. 105, pp. 1-59.
[5] Simons, A.M. (2004). Many wrongs: the advantage of group navigation. Trends in Ecology and Evolution, vol. 19(9), pp. 453-455.
[6] Gokce, F., and Sahin, E. (2010). The pros and cons of flocking in the long-range “migration” of mobile robot swarms. Theoretical Computer Science, vol. 411(21), pp. 2140-2154.
[7] Sullivan, J.M. (2006). Revolution or evolution? The rise of the UAVs. IEEE Technology and Society Magazine, vol. 25(3), pp. 43-49.
[8] Nagy, M., Akos, Z., Biro, D., and Vicsek, T. (2010). Hierarchical group dynamics in pigeon flocks. Nature, vol. 464(7290), pp. 890-893.
[9] Reynolds, C.W. (1987). Flocks, herds, and schools: a distributed behavioral model. In Proceedings of ACM SIGGRAPH ‘87, vol. 21(4), pp. 25-34.
[10] Baldassarre, G., Parisi, D., and Nolfi, S. (2006). Distributed coordination of simulated robots based on self-organization. Artificial Life, vol. 12(3), pp. 289-311.
[11] Moeslinger, C., Schmickl, T., and Crailsheim, K. (2009). A minimalist flocking algorithm for swarm robots. Proceedings of ECAL’09, 10th European Conference on Artificial Life.
[12] Turgut, A.E., Celikkanat, H., Gokce, F., and Sahin, E. (2008). Self-organized flocking in mobile robot swarms. Swarm Intelligence, vol. 2, pp. 97-120.
[13] Melhuish, C., Welsby, J., and Greenway, P. (2002). Gradient ascent with a group of minimalist real robots: implementing secondary swarming. Proceedings of the IEEE International Conference on Systems, Man and Cybernetics, vol. 2, pp. 509-514.
[14] Ruini, F., Hauert, S., Leven, S., Zufferey, J.-C., Cangelosi, A., and Floreano, D. (in preparation). A bio-inspired flocking algorithm for MUAVs. Experiments in computer simulations and on real robots.
[15] Leven, S., Zufferey, J.-C., and Floreano, D. (2009). A minimalist control strategy for small UAVs. In Proceedings of IROS 2009, the IEEE/RSJ International Conference on Intelligent RObots and Systems, pp. 2873-2878.
[16] Hauert, S., Zufferey, J.-C., and Floreano, D. (2009). Evolved swarming without positioning information: an application in aerial communication relay. Autonomous Robots, vol. 26(1), pp. 21-32.

Uno sguardo in laboratorio

Nonostante ormai mi trovi in quel di Losanna da un po’ di tempo a questa parte, mi sono reso conto che le fotografie ancora latitano. Cerco di rimediare in piccolissima parte con il post odierno, dove raccolgo alcuni scatti effettuati con l’iPhone al laboratorio in cui mi trovo, approfittando della momentanea assenza di tutti i colleghi.

Iniziamo con una veduta semi-panoramica dell’ambiente di lavoro.

Mobile Photo 23 Jun 2010 01 01 20

Proseguiamo poi con il mio povero angolino, sul quale svetta il mio MacBook Pro.

Mobile Photo 23 Jun 2010 01 01 39

Vediamo poi un po’ di aeroplanini sparsi in giro. Nelle due foto qui sotto abbiamo gli Swinglet con i quali lavoro (o, meglio, dovrei fisicamente iniziare a fare a breve).

Mobile Photo 23 Jun 2010 01 01 02

Mobile Photo 23 Jun 2010 00 59 59

Seguono poi alcuni Eyebot.

Eyebot(s)

E per finire, qualcosa di non meglio identificato e che ancora non ho visto in funzione.

Mobile Photo 23 Jun 2010 01 00 42

Ok, per il momento questo e’ quanto. Non un granche’, me ne rendo conto, ma come assaggio penso possa bastare…

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