Quando devo fare una presentazione, odio con tutto il cuore dover preparare a tavolino un discorso. Preferisco di gran lunga improvvisare, pur tenendo in mente una macro-scaletta da rispettare. Questa volta, però, ho deciso di fare un, seppur lieve, strappo alla regola. Ebbene sì, ho preparato l’introduzione al mio discorso di domani. Poi, so già che alla fine farò nuovamente di testa mia e mi metterò a parlare come mi viene meglio. Ma almeno, potrò dire di averci provato.
“Da secoli, da millenni, l’uomo cerca di capire cosa sia quell’oggetto misterioso che lo rende tanto diverso rispetto alle altre cose del mondo, animate e non. Mi riferisco alla mente. Nel corso della storia, di psicologia, intesa in senso letterale come disciplina che si occupa di studiare la mente umana, se ne sono occupati tradizionalmente i filosofi. Che per secoli si sono dibattuti nel tentativo di capire da dove provenisse e come funzionasse la psiche degli esseri umani. Tramandando ai posteri poca conoscenza, ma un’eredità oltremodo pesante da gestire: il dualismo tra mente e corpo, ben sintetizzato dalla distinzione operata a suo tempo da Cartesio tra “res cogitans” (la cosa pensante) e “res extensa” (la sostanza estesa).
Neppure la psicologia sperimentale, nata a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo sulla scorta dei successi ottenuti dal metodo galileiano applicato alle scienze della natura, è riuscita a superare questa rigida separazione. Le varie correnti che si sono succedute nella psicologia, dallo strutturalismo al cognitivismo passando per il comportamentismo, non hanno avuto successo nel loro tentativo di “riunificare la mente al resto della realtà”.
Sul finire degli anni ’80 ha però iniziato a diffondersi un nuovo paradigma scientifico, che sembra avere le carte in regole per abbattere una volta per tutte quel dualismo tra mente e corpo che non può non creare imbarazzo sempre crescente a chi fa professione di scienza. E’ il cosiddetto “connessionismo”, un approccio allo studio della mente che si basa sul metodo della simulazione a computer, facendo ricorso alle reti neurali quali modelli matematici del sistema nervoso degli esseri viventi. Capire la realtà simulandola, ovvero ricreandola artificialmente, utilizzando strutture matematiche ispirate dalla biologia. Sono queste le parole d’ordine della nuova scienza della mente.
Secondo l’approccio connessionista, il comportamento e più in generale la mente, è un fenomeno complesso, emergente dalla moltitudine di interazioni che hanno luogo a livello locale all’interno di una rete neurale, su una scala temporale più ristretta rispetto a quella alla quale è possibile osservare il comporamento stesso…”
Ok, il resto domani. Dal vivo… :-)
Questa, tra parentesi, è la versione finale del PowerPoint che mi sarà d’ausilio durante l’esposizione.
Sì, ormai ci siamo…